(Questo articolo è apparso per la prima volta in imprendiforma.it il 18 marzo 2018)

Scrivo questo articolo per te, perché non ne posso veramente più di vederti con un telefono per orecchio (e per fortuna che hai solo due orecchie) mentre rispondi alle mail e litighi con la segretaria sbraitando come un leone in gabbia impazzito.

Voglio parlarti del Multitasking … parola che in italiano nemmeno esiste, se non utilizzando la parafrasi “fare più cose contemporaneamente”, e parto da molto lontano … circa 2450 anni fa …

Hai mai sentito parlare del paradosso di Zenone di Elea? Quello di Achille e la tartaruga? Probabilmente si. Se ti ricordi i termini della questione puoi saltare la prima parte e andare a leggere direttamente le considerazioni successive. Se vuoi una rinfrescata leggi tutto!

 

Zenone di Elea voleva difendere le tesi del suo maestro Parmenide.  Quest’ultimo negava l’esistenza del moto e della molteplicità perché riteneva che la realtà fosse un essere unico immutabile.

Quindi Zenone ideò qualche paradosso come quello di Achille e la tartaruga per mettere in difficoltà chi sosteneva il contrario e per sottolineare come la nostra percezione delle cose in molti casi ci induca all’errore.

In sostanza Zenone sostiene che Achille non raggiungerà mai la tartaruga che sta più avanti di lui perché quando avrà compiuto il percorso che lo conduce a dove si trovava la tartaruga quando lui è partito, questa avrà fatto un altro pezzetto di cammino. Così quando sarà ripartito per raggiungere la nuovo posizione della tartaruga questa avrà fatto ulteriore  strada … e così all’inifinito.

 

La nostra esperienza ci dice esattamente il contrario: Achille, se vuole, può raggiungere chiunque vada più lento di lui e un bel calcione alla tartaruga, come nella vignetta, non glielo toglie nessuno (se c’è qualche animalista … perdonatelo).

 

Delle decine di spiegazioni del fatto che Zenone abbia preso un granchio (anche se non la tartaruga) a me interessa essenzialmente quella della fisica.

 

Zenone ha considerato il moto come la somma di tanti istanti, quindi per ogni singolo istante. Se invece si considera il moto uniforme e continuo ci sarà un punto in cui Achille raggiungerà la tartaruga, la supererà e in seguito la distanzierà perché tutto dipende dalla velocità.

 

Che c’entra tutto ciò con il multitasking?

 

Il multitasking non è altro che considerare le attività che facciamo una sequenza definita di tanti istanti.

 

Quindi quando pensiamo di fare delle cose contemporaneamente, in realtà le stiamo facendo sempre “separatamente” con intervalli di separazione sempre più brevi.

 

Il cervello schizza come uno moschettiere che affronta contemporaneamente una decina di spadaccini avversari. Una stoccata qua, una la, una dietro passando sotto le gambe (operazione alquanto rischiosa!) … ma il moschettiere resta vivo solo nei film, nella realtà uno che lo infilza primo o poi lo trova di sicuro.

 

E così il cervello stai pur certo che prima o poi ti si incastra.

 

Ma c’è una seconda questione, cioè il fatto che anche se non rischi la vita è altamente probabile che il passare in continuazione da un avversario all’altro non ti permette né di capire qual è quello più pericoloso, quello che devi affrontare per primo, quello di cui puoi liberarti facilmente, quello ti sta prendendo in giro, quello che ti rispetta, quello che può aspettare … e soprattutto non capisci qual è quello che alla fine ti infilza.

 

La stessa cosa avviene con le cose che stai facendo. Qual è la più importante? Quale devi affrontare per prima? Di quale ti puoi liberare da subito? Quella che ti sta facendo perdere tempo e soldi? Quella che, alla fine, ti darà una fregatura indimenticabile?

 

Se continui a fare le cose insieme ci sono molte probabilità che non riesci a rispondere a nessuna di queste domande.

Secondo me se continui a passare dall’una all’altra la tartaruga non la raggiugerai mai!

 

Domenica prossima ti parlo di “durata”. Ovvero il tempo che non può essere suddiviso.

Simone Moretti